25 aprile 1945 – Le parole della RESISTENZA
Chi è nato a ridosso della fine del secondo conflitto mondiale, avrà conservato memoria e vissuto da vicino le fasi che negli anni di ricostruzione e rinascita caratterizzarono la vita della società italiana. A quei tempi così drammaticamente vicini agli odi e le dilanianti contrapposizioni tra vincitori e vinti, appartiene anche un’epigrafe di Piero Calamandrei, insigne giurista che fu partigiano e grande politico. Scritta nel 1952, fu questa la risposta alle dichiarazioni di Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, processato nel 1947 per crimini di Guerra per aver partecipato alle stragi delle Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre indegnità contro popolazioni innocenti. Condannato a morte, la pena fu commutata nel carcere a vita e infine – proprio nel ’52 – ottenne il rilascio in precarie condizioni di salute. Dopo la scarcerazione lo stesso Kesserling aveva affermato di non avere nulla da rimproverarsi e che – anzi – gli italiani avrebbero dovuto essergli grati per il suo comportamento tenuto durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli un monumento…
Le parole vibranti di Calamandrei furono destinate ad essere più e più volte scandite in tanti momenti della lotta politica italiana, quasi una preghiera civile che occorresse recitare per chi aveva vissuto quegli anni terribili e, ancor più, per i giovani che ne apprendevano il racconto dai genitori. Per questo senso sacro di rispetto del dolore e della Storia,  sono parole efficacissime e attuali ancora oggi, a ricordare senza retorica il sacrificio degli Italiani che si opposero all’oppressione nazi-fascista, scegliendo di combattere per la riconquista di una libertà che torna ad essere un valore di tutti.

 

 

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre

RESISTENZA

 

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