Commercialisti di Latina contro il  Decreto ‘Semplificazioni’: lettera dell’Ordine al Consiglio Nazionale

logoOCECCon una lettera di venerdì 17 novembre, l’Ordine dei Commercialisti e Esperti contabili di Latina ha preso iniziativa destinata a sviluppare dibattito e reazioni in seno al Consiglio Nazionale contro il Decreto Fiscale contenente “semplificazioni”.

Un vero e proprio allarme rosso quello dell’Ordine di Latina che chiede espressamente di sollecitare il cambio radicale della normativa (D.Lgs.21 nov.2014 n.175) come attualmente posta. Essa infatti, ha introdotto un aggravio di incombenze per l’utenza e quindi per i professionisti, con aumento di costi per gli studi, che inevitabilmente si riverberano sulla remunerazione delle prestazioni rese. Da qui la proposta avanzata dal Presidente di Commercialisti ed Esperti Contabili, Dott. Efrem Romagnoli, di un’azione ad alta visibilità e impatto sull’opinione pubblica, prima che gli stessi professionisti: quella di  “inondare” il Ministero delle Finanze e/o la Presidenza del Consiglio di fax-mail, contenente un testo predisposto ad hoc dal CNDCEC. L’invito sarebbe, per tutti gli iscritti d’Italia, autonomamente o coordinati dagli Ordini di appartenenza, di inviare copiosamente le proprie rimostranze così predisposte. A seguire, l’idea di indire una manifestazione nazionale a Roma. L’iniziativa si propone di rendere ben percepibile il dissenso dei commercialisti nonché di evitare che iniziative isolate di taluni possano esporre la categoria al rischio di apparire all’esterno come “disomogenea o acefala”.

Nella missiva è pure richiesto al CNDCEC che, ove il Decreto non venisse modificato, l’organo di vertice adotti una nota/circolare agli iscritti, in cui si indichi espressamente, come direttiva deontologica, che ad aggravio di prestazioni debba corrispondere uno specifico ulteriore compenso al professionista, così legittimando innanzi al cliente un adeguamento degli onorari ben riferibile proprio alle nuove disposizioni inserite nel Decreto in parola.

Degna di rilievo è anche la constatazione – a nostro giudizio,  amara e, al tempo stesso, illuminante – posta a chiusura della missiva, su come l’emanazione di similari  normative sia plausibilmente imputabile ad una carenza di dottori commercialisti eletti in Parlamento e, dunque, all’assenza di una sana e opportuna attività lobbistica nei luoghi della politica, troppo spesso dimentica delle vere esigenze del Paese reale.

 

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