Spente le luci del Fondi Film Festival, intervista a Virginio Palazzo: fra memoria e futuro, aspettando già il Centenario.

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Lo incontro in quello che diresti il suo ambiente naturale, ma corridoi e aule di tribunale non s’addicono neanche troppo a Virginio Palazzo. Avvocato d’impegno ed esperienza nel foro pontino, è così parte integrante del Fondi Film Festival da imporre  – per definirlo il giusto – il ‘registro’, piuttosto, dell’intellettuale a tutto tondo. Così profondo e raffinato conoscitore  di cinema e teatro, autore egli stesso, è il primo artefice e organizzatore della rassegna cinematografica che nel segno di Giuseppe De Santis ha toccato, quest’anno, la sua XV edizione.

C’è da essere soddisfatti, parlaci di questa fatica appena conclusa.
“Si, assolutamente soddisfatto e – poi – la presenza di Gianni Amelio [il regista Presidente dell’Associazione Giuseppe De Santis – ndR] nella serata finale è stato davvero un fuori programma di incredibile attrattiva, a presentare il suo romanzo “Politeama” che lo vede esordire come romanziere.”

Siete riusciti a gestire anche i tempi, oltre che lo spazio, malgrado il cartellone prevedesse già la presentazione del libro di Fabio Pannozzo su Pietro Ingrao…
“Si, siamo riusciti a completare al meglio come da cartellone, dando spazio a tutto e così inizialmente all’opera di Fabio Pannozzo che ha aperto il pomeriggio letterario della giornata finale. Uno spaccato di vita e politica su Pietro Ingrao, per raccontare di come la sua vocazione  derivasse dal nonno e non dal padre che, segretario comunale prima e poi provinciale a Latina, non svolse attività politica. Il nonno Francesco, invece, mazziniano, fu colui che – ricercato dalla polizia borbonica per cospirazione  – trovò riparo in quel di Lenola dove si stabilì a lungo e divenne anche sindaco. Da quella matrice di orgoglio e passione il giovane Pietro prese sicuramente le mosse per la sua personale parabola di uomo e di letterato prima che di politico, per le tante sue raffinate sensibilità letterarie e artistiche  (fu co-sceneggiatore di Ossessione di Visconti – ndR). Ingrao non era semplicemente appassionato e innamorato di cinema, in realtà aveva il cinema come sua prima e autentica vocazione che ne ha fatto un regista mancato. Aveva appena 21 anni quando, nel ’36, lasciò il Centro Sperimentale di Cinematografia destinato a tutt’altro percorso con a fianco la moglie Laura, conosciuta a Roma dove, poi, si è compiuta la sua vicenda di leader e protagonista della scena politica nazionale.”

Hai già accennato, anche in precedenti interviste, al ricordo che ancora riluce come uno dei momenti più alti fra le tante edizioni del festival. Mi riferisco al’incontro Ingrao, Lizzani e Scola…
“Un momento irripetibile, in Auditorium, il 18 aprile 2009, che intitolammo ”Tra due secoli. Da Chaplin ad Obama”. Davanti a un pubblico estasiato fu un incontro a tre fra Pietro Ingrao, Carlo Lizzani ed Ettore Scola a scambiarsi pensieri, racconti e citazioni creando un’emozione e un viaggio ideale sui fatti che hanno segnato il Novecento e annunciato l’avvento del nuovo secolo. Di quell’evento che ancora oggi emoziona chi ebbe la fortuna di assistervi, abbiamo quest’anno rievocato alcuni brani sonori tratti da quelle conversazioni.”

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Gianni Amelio con Virginio Palazzo nella serata conclusiva del Festival.

Come valuti la risposta del pubblico, nell’arco dell’intera settimana?
“Sicuramente positiva, anche per le giornate meno favorevoli, quelle infrasettimanali, con un afflusso sempre soddisfacente. Siamo partito un po’ a rilento nelle fasi organizzative, ma questo non ci ha impedito di raggiungere un cartellone di assoluto pregio: ormai,  con tanti anni di …navigazione, c’è la traccia consolidata su cui ci inseriamo. Rimaniamo sicuramente limitati per la disponibilità di un’unica sala per le proiezioni, il che non solo non ci consente una maggiore ricettività per gli eventi in programma ma ci costringe perfino, come è accaduto quest’anno in modo particolare,  a limitare il numero delle scelte di pellicole da proporre al pubblico.”

Il Festival ha riservato sempre attenzione all’emergente cinema italiano per il quale la rassegna può costituire un sicuro scenario di prestigio per i giovani registi.
“Ho potuto constatare che ci sono numerosi talenti italiani, giovani e molto interessanti. Quest’anno abbiamo inserito le due ultime prove di Gianfranco Pannone (“Con Ugo” e “L’esercito più piccolo del mondo”) e “Mia madre fa l’attrice” di Mario Balsamo, molto bello e particolare.

E poi  “L’altra parte di Kubrick”, a non farvi mancare niente!
“Memorabilia Kubrick” è stato un grande successo, un flusso costante di oltre 300.000 persone per una mostra da non mancare, con i pezzi più pregiati, curiosi e soprattutto personali del grande regista, giunti a noi attraverso l’esperienza di Emilio D’Alessandro, che di Kubrik fu l’autista personale, vissuto quotidianamente accanto al geniale regista. Con la particolarissima vicenda personale che portò il regista ad affidarsi a Emilio pressoché per tutto, facendone l’insostituibile uomo di fiducia, guida e confidente, conosciuto nel 1971 quando concludeva le riprese di Arancia Meccanica. La mostra racconta la storia del cinema di Kubrik attraverso costumi e oggetti originali di scena, abiti che il regista usava sul set, ma anche veri e propri cimeli come piani di lavorazione, locandine, fotografie inedite, aneddoti di vita vissuta. Su tutti, quello di D’Alessandro alle prese con il fallo di porcellana usato in Arancia Meccanica, da  trasferire con la sua auto per le vie di Londra!…”

Si prepara già il prossimo festival, quello del centenario dalla nascita di Giuseppe De Santis.

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Ettore Scola con la presentazione di Virginio Palazzo, nella scorsa edizione

“Sono già in programma diverse iniziative, naturalmente, che non ci vedranno da soli ma col supporto e la presenza del centro Sperimentale di Cinematografia. Si pensa a un volume sul cinema di De Santis ma anche si alla presentazione del restaurato “Caccia tragica”. Il Festival si inserirà in un quadro di respiro anche europeo, con retrospettive sul cinema di De Santis a Barcellona, Parigi e nell’Est europeo. “Riso Amaro” restaurato sarà presentato a Cannes, è annunciato un lavoro del Maestro Ambrogio Sparagna sul patrimonio musicale nella filmografia di De Santis. Il lavoro sarà tanto ma penso davvero ne risulterà un grande tributo al cinema di un maestro del nostro cinema.”

E’ giusto ricordare a questo proposito  Leone d’oro alla carriera tributato a Giuseppe De Santis dalla Mostra del Cinema di Venezia nel 1995. Onore assoluto, al pari che per altri grandi del cinema mondiale, da Martin Scorsese a Woody Allen fino al nostro Alberto Sordi. Forse, nel caso del Maestro fondano, non senza un vago sapore di tardivo riconoscimento a  ripensare a quanti progetti e opere siano mancate al set di colui che, in finale di carriera, rimase – di fatto – un ‘disoccupato eccellente’ . Considerazione a parte, torniamo a Virginio Palazzo per toccare un vero punctum dolens:

Che dire del museo del neorealismo a Fondi? Trapelava, anche nelle giornate del festival, una ventata di maggiore ottimismo, malgrado i ripensamenti della regione Lazio.Per restare in tono cinematografico, non sarà “La grande illusione”?
Proprio nell’imminenza del festival i ‘nostri’ leader, Giuliano Montaldo come presidente onorario, Gianni Amelio presidente e il regista Mario Martone direttore dell’Associazione De Santis e della rassegna hanno rinnovato  – spero ultimativamente – la loro protesta contro l’ennesimo ripensamento della Regione Lazio che la scorsa estate aveva fatto intravvedere – invece – l’impegno finanziario per l’attuazione. Si è tornati a sollecitare il governatore Zingaretti e la sua Giunta a rivedere una decisione affrettata e anche immotivata che, se confermata,  negherebbe ogni valenza culturale ma anche un vero stimolo socio-economico per un’intera provincia. Si continua a sperare, ma è chiaro – a questo punto – che l’alternativa non potrà che essere il trasferimento del progetto in quel di Bari  e al locale Bari Film Festival [pugliese era la mamma di De Santis e il legame con la terra di Puglia è forte anche nella filmografia inedita del regista, con opere come “Pettotondo” – destinato all’interpretazione della allora giovanissima Claudia Cardinale o “I fatti di Andria”, quattro puntate per la Rai – che mai hanno visto la luce – NdR).

Forse ora, spenti i bagliori del’Evento, torna lo spazio per il Virginio Palazzo autore di gustose commedie fondane!
“Beh, le idee ci sono e pure la ‘sconsiderata’ voglia di non fermarsi mai! Sto pensando da tempo a mettere in scena due opere molto diverse tra loro e anche di diverso impianto scenico. “Carosello fondano” con un impegnativo impiego di più di 20 attori in scena per 12 quadri da  raffigurarsi sia in una versione all’interno del  teatro che in una con la scena totalmente in esterna, per le vie e i luoghi di Fondi in cui si svolge la vicenda umana delle persone, intrecciate con la Storia e la vicenda temporale di un’epoca in evoluzione. L’altro progetto è, invece, più intimista e sicuramente di diversa espressione, meno corale ma di riflessione più privata. Si chiamerà – ma il titolo è ancora provvisorio – “Due fratelli”, di cui lo spettatore è chiamato a seguire il racconto con i ricordi dei primi anni fino alle pagine più attuali del loro – e nostro – tempo. Un lavoro ‘da camera’, pensato per riflettere e analizzare …

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