Il compasso dell’Amicizia

Che meraviglia. Ho letto di un liceo (ma ce ne sarà sicuramente più di uno) che si vanta di non annoverare tra i suoi studenti dei ragazzi portatori di handicap, oppure provenienti da famiglie povere. Un vero fiore all’occhiello, direi. Se potessi parlare ai dirigenti di quella scuola, racconterei due episodi della mia vita, che videro coinvolti Antonio e Marco (i nomi li ho necessariamente cambiati). Marco era un ragazzo spastico; uno studente modello che frequentava il mio stesso liceo, seppure non nella mia classe. Arrivava ogni giorno in carrozzella e i suoi compagni facevano a gara per accompagnarlo ovunque, portandolo a peso anche su e giù per le scale. Quella carrozzina ha finito per unire tutti; ha reso tutti migliori. A volte un handicap può agire da fulcro e dare l’ occasione alle persone di buon senso di trarne un modo per capire un sacco di cose. Antonio era invece un mio compagno di classe delle elementari. Aveva diversi fratelli e sorelle e la sua famiglia non navigava di certo nell’oro. Suo padre gli aveva comprato un astuccio molto carino, dentro il quale, tra le altre cose, c’era uno splendido compasso. Antonio si accorse che ero attratto da quell’oggetto e volle regalarmelo. Provai a rifiutarlo, ma lui fu irremovibile. Io, figlio di due professionisti, con una famiglia agiata che mi copriva le spalle, mi trovavo tra le mani un oggetto “prezioso” di cui il mio amico si era privato. Mentre il cammello entrava e usciva disinvoltamente dalla cruna dell’ago, io sapevo che nel Regno dei Cieli non ci sarei entrato mai. Soprattutto dopo quell’ultimo senso di colpa. Il compasso lo conservo ancora. Per me rappresenta il simbolo dell’ amicizia vera, sincera e disinteressata. Antonio con quel suo gesto spontaneo mi ha insegnato molto; forse è da lì che ho cominciato a vedere le cose sotto un’altra prospettiva. Il resto lo hanno fatto poi l’ Africa e l’ India, scrigni di esperienze che sono risultate determinanti. Ricchezze delle quali, i responsabili di quei licei, purtroppo, non godranno mai.

Mark Cipriani (Trento)

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