MEMORIA (I di IV) – “Il rischio che tutto sembri sempre più lontano da noi …” – COSA PUO’ FARE LA SCUOLA, mentre cresce il divario fra generazioni

Una sopravvissuta al campo di Aushwitz, come la neo-senatrice a vita Liliana Segre, è la miglior
risposta a episodi inquietanti di cui si va popolando, da anni a questa parte, anche lo scenario
europeo. Come se il nostro continente avesse preso a regredire su valori che crederemmo acquisiti,
risuonano minacciose le fortune elettorali di formazioni della destra nazionalista nel cuore dell’Europa, dall’Austria alla Germania, non meno che in Francia o Regno Unito.

Nel rispondere all’interrogativo su quanto la Politica sia in grado di ascoltare e venire in soccorso
della società di oggi, così afflitta dai timori di dissesto e paura di solitudine, molti osservatori
e studiosi internazionali appaiono seriamente consapevoli delle difficoltà del percorso.

“…. La Paura è reale e non si può sottovalutare. Le maggiori responsabilità verso il dilagare di
insicurezze e chiusure sono certamente da affidare a chi ha responsabilità maggiori . E’ alla Politica
che spetta l’onere di saper prestare il dovuto ascolto ai bisogni e alla difesa de valori fondamentali e
irrinunciabili per la convivenza pacifica. La Storia insegna il Buio ma anche la capacità di reagire.
Dalle leggi razziali siamo oggi ad una legislazione di tutele delle minoranze: riconosciamo che sono
stati compiuti incredibili passi avanti e diventa fondamentale proseguire su questa via”.

”Bisogna non stancarci mai di sottolineare il grande contributo collettivo dell’Ebraismo per
l’identità di un’area come l’Europa. La Cultura europea non esisterebbe senza il contributo della
tradizione Ebraica, al pari di tutte le altre – nessuna esclusa – che fanno parte della nostra storia.
Non è concepibile l’Europa senza Dostojevski o Shakespeare, sicché proprio quando
sperimentiamo le difficoltà politiche insorgenti fra i popoli, quello è il momento in cui il richiamo
al patrimonio comune deve farsi più forte. Se consentiamo, come testimonia drammaticamente il
passato, che questo patrimonio collettivo vada in frantumi, la Storia ci stravolge come un uragano
di Male”.

MEMORIA (I di IV) - “Il rischio che tutto sembri sempre più lontano da noi …” - COSA PUO’ FARE LA SCUOLA, mentre cresce il divario fra generazioni 1Non solo dagli intellettuali, ma anche da tante associazioni di Insegnanti delle scuole di diverso ordine e grado, si leva una voce univoca che, da un lato, mette in guardia contro il rischio di
assuefazione e indifferenza pur di fronte a fatti così profondamente sconvolgenti ma – dall’altro – mostra convinzione di come sia determinante la narrazione della Shoah attraverso la vita e l’opera
della Scuola.

Fra le tante analisi anche a guardare lo scenario europeo, non sfugga la serie di considerazioni attuali nella stessa Germania, dove ci si interroga se – in concreto – non vi sia parte di popolazione che abbia
voglia di dimenticare e rimuovere una realtà sempre più lontana nel tempo, sempre più povera di
testimoni in grado di raccontarla per preservarne il ricordo nell’opinione pubblica.

Così,  è più che giustificata la proposta di alcuni parlamentari tedeschi di rendere obbligatorie per
tutti, inclusi immigrati e rifugiati, le visite ai campi di concentramento e sterminio. Il
sottosegretario del Land di Berlino Saul Sancepli, di origine palestinese e già responsabile per
l’integrazione, interpellato da Barbara Gruden del tg3, sostiene convinto: “Sono luoghi da visitare da
tutti, per apprendere e capire come sia stato possibile. Sono musulmano ma prima di tutto un padre.
Ecco perché anche per me la lotta contro l’antisemitismo è un punto fermo, un fenomeno diverso
dal razzismo ma una società civile deve essere in grado di combattere il male e farlo su tutto, ogni
giorno”.
Perfino la Germania, dove sin dagli Anni Settanta si impose nelle scuole di ogni ordine e grado lo
studio primario della Storia, è quanto mai presente il rischio rimozione del passato da parte delle
giovani generazioni. E benché i capisaldi degli eventi della seconda Guerra mondiale siano materia
acquisita tra gli studenti sin dai primi anni delle Superiori, recenti ricerche fra gli universitari
dicono di ragazzi sempre meno informati su chi fosse Hitler, cosa rappresenti la Shoah o quale sia il
significato della parola genocidio.

Deve pure ammettersi come ci sia sempre una grande differenza da scuola e scuola e che, ad esempio,
per le scuole professionali o istituti tecnici siano meno frequenti le iniziative dirette a visite ai
campi di sterminio cui  nessuna lettura potrà mai equivalere.
E comunque conforta la costante presenza giornaliera di scolaresche da tutte le regioni ai luoghi
della memoria, come al campo di Sachsenhausen, ultimato dai nazisti nel settembre del 1938 nella
zona di Oranienburg, 35 chilometri a nord della capitale. Il direttore del Memoriale, Gunther Morsh
conferma un afflusso costante di presenze di almeno 700.000 all’anno ma nota pure che la
conoscenza dei fatti della Shoah è peggiorata fra i giovani dichiarando che “…Ci capita di dover
impiegare un terzo del tempo destinato a una visita per spiegare il contesto: che cos’è una dittatura,
cos’erano i campi di concentramento… Malgrado gli avanzati programmi di riforma internazionale
che hanno inteso uniformare i sistemi di istruzione superiore dell’Unione europea (processo di
Bologna per Spazio europeo dell’istruzione superiore EHEA – European Higher Education Area) e
malgrado ormai 80 anni dalle leggi razziali, vengono a mancare i preziosi elementi di confronto
personale, con cui la storia si saldava nel conflitto generazionale”.

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