Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, Focus sulla disabilità: deficit del welfare e processo di inclusione in ritardo.

Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, Focus sulla disabilità: deficit del welfare e processo di inclusione in ritardo.In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, celebrata domenica 3 dicembre, l’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane (progetto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) ha analizzato la condizione delle persone con disabilità nel nostro Paese. Il quadro ha evidenziato un ritardo del processo di inclusione delle persone con disabilità e un deficit di servizi forniti dal sistema di welfare che ricade sulle famiglie sempre più in difficoltà. Tra i diritti fondamentali per l’inclusione sociale c’è l’istruzione dove purtroppo il livello di questo gruppo di popolazione è mediamente basso. Un altro diritto, in parte disatteso è quello del lavoro, dove risulta occupato il 23,0% degli uomini con disabilità, per il resto della popolazione maschile tale percentuale si attesta al 71,2% mentre tra le donne con disabilità lavora solo il 14,0% contro il 46,7% delle altre donne. Il focus dell’Osservatorio ha messo in luce come le persone con disabilità siano particolarmente esposte a condizioni di vita economicamente svantaggiate. Un doppio svantaggio, sia per le loro condizioni di salute che rendono più difficile disporre di un reddito, sia per conseguire obbiettivi di vita anche basilari che necessitano di quantità di reddito maggiore rispetto al resto della popolazione. Altro dato significativo è rappresentato dalla percentuale di famiglie con persone disabili in situazione di grave deprivazione materiale, nel 2013 erano 820 mila, che corrispondono al 19,0% delle famiglie con persone disabili. Analizzando le risorse che l’Italia impegna, nel sistema di protezione sociale, la spesa destinata alla disabilità nel 2015 è stata di 27,7 miliardi di euro, il 5,8% del totale della spesa (per la protezione sociale), che è pari all’1,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Si tratta della spesa sostenuta per pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, servizi finalizzati all’assistenza e all’integrazione sociale e strutture residenziali. L’impegno economico per questa funzione in Europa è fissato a circa il 7,3%, pari a circa il 2% del PIL dei Paesi dell’Unione Europea. In Italia, la maggior parte dei trasferimenti economici del sistema di protezione sociale in favore delle persone con disabilità è erogato sotto forma di prestazioni pensionistiche. Ne beneficiano 1 milione e 883 mila persone nelle regioni del Mezzogiorno, 1 milione 559 mila in quelle del Nord e 918 mila nelle regioni del Centro. Secondo le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato spesa per pensioni di invalidità si attesterà intorno allo 0,2-0,3% del PIL fino al 2060. Mentre L a spesa per indennità di accompagnamento si prospetta una crescita che la farà passare dall’attuale 0,8% all’1,4% del PIL nel 2060. Sul piano sociale, il modello di welfare italiano si è appoggiato tradizionalmente sulle famiglie, le quali hanno svolto un ruolo di sussidiarietà all’intervento dello Stato. Il focus dell’Osservatorio ha messo in luce numerose criticità, a fronte di una normativa nazionale che ha posto come principale obiettivo delle politiche sociali quello dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, di cui la Legge n. 104 del 1992 ne costituisce il principale esempio, così come l’impegno preso dal nostro Paese con la ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Per concludere è stato ribadito come l’inclusione sociale di queste persone sia ancora lontana: “I diritti sanciti nell’articolato della Convenzione delle Nazioni Unite, in particolare quelli alla salute, allo studio, all’inserimento lavorativo, all’accessibilità, non sono ancora perfezionati. Lo testimoniano le peggiori condizioni di salute e i livelli di istruzione sensibilmente più bassi di quelli osservati nel resto della popolazione, nonché il numero di occupati che non è ancora in linea con il resto del Paese”. La mancata attuazione delle normative ne è la causa, dovuta soprattutto alla scarsità di risorse finanziarie a disposizione in materia sociale. In Italia poi, lo strumento principale di supporto alle persone con disabilità e alle loro famiglie è rappresentato dal trasferimento di soldi dall’istituzione alla famiglia, il che ha generato una carenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, ricadendo inevitabilmente sulle famiglie, che continuano a farsi carico della maggior parte delle attività di cura e di aiuto ai loro componenti in condizione di disabilità. Per attuare un processo di inclusione delle persone con disabilità nel tessuto sociale ci si dovrà orientare verso interventi finalizzati ad abbattere le barriere, obiettivo perseguibile attraverso un processo virtuoso che parta dall’identificazione dei bisogni della popolazione e arrivi all’individuazione delle azioni da attuare per migliorare il livello di inclusione.

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