Speciale Sanremo – Carlo e Maria: un peana per Sanremo

Massì, peana e lodi ad un” festival” di canzonette! Quest’anno ha fatto scelte che sembravano davvero ispirate a  tanti discorsi quotidiani, divenuti una  costante tra la gente comune, ascoltati per la strada e sull’autobus.

Che dire della “genialata” di affiancare, a Carlo, Maria? Un Numero Uno… ma per due!

Fine del ruolo del mattatore indiscusso, padrone della scena ( .. e re della foresta!), Carlo Conti sceglie un’apparente passo indietro (o di lato, direbbe un altro animale da palcoscenico di nome Beppe Grillo…). Qualcuno ne ha lodato la generosità e il garbo professionale con cui ha ‘aperto’ alla concorrenza e ad una delle più serie antagoniste in fatto di ascolti. Di certo il padrone di casa, forte del terzo anno di festival a crescente successo,  ha mostrato tutta la sicurezza dei grandi, quella che non teme di condividere la scena e farne anzi la riprova di un valore autentico.

E poi guardiàmola, la sorprendente novità che per Sanremo – e soprattutto la Rai – ha costituito la presenza, e in plancia di comando,  di una figura  ‘totem’ fra le più acclamate dell’universo Mediaset. Quando si dice lo stile nuovo: tutta sostanza e verità si è introdotta sul palco dell’Ariston con Maria De Filippi. L’avresti  detta presenza avulsa dall’evento nazional popolare  di Mamma Rai e la ritrovi protagonista  intelligente e discreta, affatto “targata” dalla sua appartenenza alla TV commerciale, piuttosto  ‘autrice’ in proprio e di se stessa. Confessiàmolo, un poco c’è  mancato il gusto del gossip sfrenato, la caccia alla gaffe e le critiche più acidule ai vestiti di scena. La sicurezza viene da dentro, e in questo caso  – giusto a ricordarlo – trattasi di “animale da auditel” per antonomasia. Roba da dire: “meglio con me che contro di me!”.

Cantanti di prima grandezza a mettersi in gioco, come  non è avvenuto sempre facile in passato e a vincere erano anonimi  eccellenti come i Jalisse o Giò Di Tonno. Quest’anno, al riparo da polemiche spesso artefatte, raccontano anche loro di un mondo che (hai visto mai?) sceglie la sfida e guarda al merito, senza regali o indulgenze, senza ‘pastette’ o vittorie annunciate e fai quasi fatica a decidere fra i tre del podio finale.

Il pubblico, infine e soprattutto. Non tanto quello in sala (gira voce di interi gruppi lì insediati, pardon … impoltronati  permanenti per 5 serate di fila!), non tanto quello degli habitué del festival e dell’Ariston, ma piuttosto quello dei milioni di telespettatori, ormai decisivi  delle sorti della gara, presenti in rete e dai telefonini con le loro multiformi fasce di appartenenze, praticamente il Paese intero!

Scopriamo così che i giovani sono tornati, che il voto under trenta ha saputo coagularsi e disegnare un profilo di generazione che vive e si ritrova con le proprie scelte in un tangibile e ben presente protagonismo. A cominciare dai gusti musicali, natuaralmente. Non appare affatto casuale che le prime della classe, mai accaduto così, siano state anche le predilette dei premi speciali per testi o interpretazione, A ben vedere, nessuno avrebbe gridato allo scandalo se i tre del podio si fossero scambiati il gradino!

Tutto bene, tutto perfetto, sai che ti dico? Peana per il festival delle scelte azzeccate, del clima sereno e pacificato di chi è sicuro del finale di successo, dell’armonia fra canzonette e società civile, simbolo di un’Italia niente affatto ‘troppo piccolina’. Per una volta la ritroviamo quasi dimentica dei contrapposti interessi di ‘papaveri e papere’, ancora tesa a credere – se non proprio alla possibile ‘felicità’ – almeno a chiedere davvero che la ‘vita sia benedetta’!

Non c’è che dire, il genio – quello delle piccole cose e delle canzonette – rimane italiano (e per chi sa aspettare, anche una legge elettorale arriverà).

aerre

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