Qui Cisterna (LT) – ITTC MONDA VOLPI: anche la Scuola è MESSA ALLA PROVA

HA PRESO IL VIA IL 25 MAGGIO 2021  IL PROGETTO DI GIUSTIZIA RIPARATIVA E MESSA ALLA PROVA COL QUALE NASCE NEL LAZIO – PRIMA LA PROVINCIA DI LATINA – IL VARO DEL PROGETTO DI COMUNITA’.

La ‘macchina virtuosa’ della Giustizia Riparativa sta vivendo da alcuni mesi a questa parte un crescendo di verifiche e confronti ‘sul campo’ fra gli operatori che  dànno vita alle prime esperienze di Comunità. In particolare presentiamo da queste righe il progetto-pilota che ha preso forma in queste settimane nella provincia di Latina,  la prima in Italia ad avere aperto ad una impostazione  collettiva di un istituto – quello della messa alla prova – così centrale per la vita e la crescita della civile convivenza nei territori. Con il titolo   “La conflittualità scolastica e la gestione del conflitto. Il conflitto un’occasione educativa”, annunciato anche su queste  pagine nelle scorse settimane, il primo incontro con gli studenti si è svolto martedì 25 maggio 2021 e   proseguirà  per l’intero anno scolastico 2021/2022.. Totale l’impegno a tutto tondo del consultorio familiare diocesano “crescere insieme” di Latina, sede dell’Ufficio di mediazione e giustizia ripartiva del capoluogo pontino per tutto il Lazio. A fianco al consultorio opera l’ufficio “In mediazione …” per la conciliazione e riparazione in ambito minorile della Provincia di Latina, a sua volta connesso  allo sportello di Latina del Garante Infanzia e Adolescenza – Regione Lazio, non potevano mancare di coinvolgere  il  mondo della Scuola da cui  proviene una significativa immediata risposta. Nello specifico, la prima a rispondere e a  dar vita al progetto, è stata Cisterna con l’istituto comprensivo “Dante Monda-Alfonso Volpi” di Cisterna.

E’ la Dirigente Dott.ssa Nunzia Malizia  a presentarci le finalità dell’iniziativa:

Qui Cisterna - ITTC MONDA VOLPI: quando la scuola si è messa alla prova

La nostra quotidianità scolastica è piena di conflitti, di incomprensioni, di contese, molto spesso neanche troppo esplicitati, tali da venire percepiti in maniera ambigua da parte delle persone e da caratterizzarsi come un “rumore di fondo” della vita sociale, lasciando i protagonisti insoddisfatti. Per questo l’approccio riparativo costituisce un nuovo modo per significare le relazioni e la cura dei legami sociali”.

Come si articoleranno le attività previste?

Il progetto prevede un corso di formazione rivolto ai docenti (tre incontri da due ore) e un percorso di laboratorio per gli studenti. Sono previsti incontri di tre ore cadauno,  caratterizzati da presentazione teorica, preparazione e conduzione per studenti che daranno vita ad una vera e propria simulazione del processo penale minorile con attività di giustizia ripartiva (mediazione penale).  I destinatari sono 20/25 alunni frequentanti le classi seconde della Scuola secondaria di primo grado. Saranno coinvolti, così, 2-3 studenti per ogni classe affinché poi sia essi stessi – con peer education – a  diffondere ai loro coetanei gli strumenti acquisiti.
Si programmerà pure, in ragione della rispondenza che daranno i ragazzi, l’evento conclusivo o anche un video sulla simulazione del processo penale minorile”.

La realtà scolastica del vostro Istituto è chiamata ad un impegno che già da tempo riguarda anche il rapporto con  la comunità delle famiglie del territorio.

“Questa esperienza fa parte della generale ispirazione dell’offerta formativa dell’Istituto che, in quanto Istituto comprensivo,. La nostra prima azione è stata quella di promuovere – all’interno dell’istituzione scolastica – la cultura della mediazione e della riparazione, così coinvolgendo attivamente sia i giovani che gli adulti (primi tre incontro da due ore insegnanti) in percorsi formativi specifici sul tema. Si tratta di facilitare lo sviluppo e l’acquisizione di nuove competenze, in grado di aiutare i giovani a gestire meglio i propri conflitti e gli adulti (genitori e insegnanti) a promuovere modelli consensuali e responsabilizzanti di intervento, non soltanto focalizzati sulla punizione, ma capaci di includere positivamente la vittima. Nella quotidianità, a scuola si raccoglie da parte di giovani e adulti un bisogno di ascolto, un bisogno di essere aiutati a gestire problematiche e conflittualità sempre più frequentemente sviluppate all’interno del contesto della famiglia e dei pari. A scuola, infatti, in quanto luogo di relazioni complesse, emergono conflitti di diversa entità: episodi di bullismo, piccole estorsioni, furti, comportamenti lesivi della dignità personale”.

Qui Cisterna (LT) - ITTC MONDA VOLPI: anche la Scuola è MESSA ALLA PROVA
La Dott.ssa Nunzia malizia, Dirigente dell’Istituto Tecnico Comprensivo “Monda-Volpi” di Cisterna di Latina- La Scuola è protagonista del primo progetto di giustizia riparativa di Comunità per il Lazio e la provincia pontina.

Si conferma – dunque – come la Scuola sia chiamata per prima a favorire il confronto all’interno Famiglia, dove emergono  i problemi di  delinquenza.

“E’ proprio così: si sente il bisogno di un profilo educativo che sia di aiuto e supporto alla convivenza domestica. Le forme di illegalità fra i ragazzi non vengono quasi mai denunciate agli adulti. Anzi, rimanendo per lo più nascosti nel silenzio soprattutto a casa, gli episodi non gestiti finiscono col generare insicurezza e paura e possono sfociare, se oltremodo trascurate, in comportamenti sempre più gravi. Il conflitto nell’ambiente scolastico rappresenta qualcosa di difficile da affrontare e qualcosa che spesso viene negato. I conflitti che non trovano spazio di espressione, che non vengono riconosciuti come tali, a causa di un timore diffuso di esprimere rabbia e dolore, portano a una lacerazione dei rapporti tra le persone, a una violenza diffusa nelle relazioni, a un “ritirarsi” in sé o nel proprio gruppo, a non partecipare ad attività comuni. Da qui l’importanza di avviare una riflessione sul tema della conflittualità in età giovanile, attraverso la sperimentazione di modalità capaci di permettere l’espressione del conflitto come elemento connaturato alle relazioni umane e quindi la sua gestione come elemento costruttivo e non distruttivo”.

Siete stati tra i primissimi come Istituzione scolastica ad accogliere  la proposta dell’Ufficio di mediazione e giustizia riparativa di Latina, dello stesso  sportello “In mediazione” del consultorio diocesano e dello stesso sportello del Garante dell’Infanzia presso la Regione Lazio, per dare vita al progetto educativo: quale avete ritenuto essere   l’aspetto più strategico per la vostra azione educativa?

Si tratta di individuare utili strumenti capaci sia di sostenere il contesto scolastico e familiare nella gestione delle diverse forme di conflittualità, sia di promuovere spazi e forme di educazione alla relazione in quei luoghi significativi nei quali i giovani sviluppano lo “stare insieme” e sperimentano quotidianamente l’incontro con “l’altro diverso da sé.
Nella seconda azione del progetto,  che coinvolgerà gli studenti  delle future classi seconde  (a.s. 2021-2022), si strutturerà  la creazione di veri e propri “spazi di mediazione” all’interno della scuola media, gestiti congiuntamente da allievi, professori e mediatori esperti. Potremo creare i luoghi in cui l’esperienza del conflitto potrà trovare un ascolto competente e un aiuto per possibili soluzioni. I giovani mediatori  si faranno  promotori di una cultura della mediazione e della gestione pacifica dei conflitti, intervenendo in prima persona nei successivi percorsi di sensibilizzazione con gli studenti più piccoli. Le esperienze così realizzate dimostreranno l’utilità di questo genere di interventi, tanto nella prospettiva della soluzione dei conflitti, quanto in quella della prevenzione della conflittualità e della promozione di forme di socializzazione”.

Con queste prospettive, quali risultati  sarà effettivamente possibile ottenere in termini di formazione di coscienza civica e concreta consapevolezza di giustizia?

GIUSTIZIA RIPARATIVA - Quando i conflitti nascono“La nostra prospettiva sarà quella di concretizzare l’utilizzo del paradigma di giustizia riparativa a scuola quale modalità differente rispetto alla semplice applicazione di sanzioni. Spesso l’afflizione punitiva, rispetto alle quali molti soggetti rimangono indifferenti e passivi, impedisce di lavorare sulla possibile (e probabile) complessità del conflitto e sulle cause che lo hanno scatenato, producendo una separazione e un allontanamento  delle parti coinvolte. Se è innegabile che, da un lato, la scuola debba poter ristabilire l’ordine rispetto alla violazione di una regola, dall’altro è non meno importante favorire un buon clima e garantire la pacifica convivenza. Per questo occorre poter disporre di strumenti utili al confronto, basati su di un approccio cooperativo e non competitivo, un approccio capace di dare accoglienza e ascolto al bisogno di giustizia espresso da chi è vittima di tali comportamenti, e di far crescere in chi ha commesso il fatto un senso di responsabilità “verso” l’altro e un desiderio riparativo. E questo può facilitare l’individuazione di soluzioni positive nel tempo”.

Questa esperienza di progetto può dirsi la conferma che   finalmente la legge ha trovato la capacità di fornire a voi operatori gli strumenti più efficaci cui si riferisce?

Lo stesso D.P.R. 24 giugno 1998 n. 249 – Statuto degli studenti e delle studentesse – all’art. 4 prevede che “le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate all’infrazione disciplinare e ispirate, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno. Esse tengono conto della situazione personale dello studente. Allo studente è sempre offerta la possibilità di convertirle in attività a favore della comunità scolastica. Il paradigma riparativo permette di trovare risposte capaci di operare sulla ricucitura del legame sociale violato, capaci di lavorare in modo attivo sul concetto di responsabilità, capaci di gestire le conseguenze distruttive del conflitto e di ripristinare, per quanto possibile, un clima sereno nelle classi e a scuola, rendendo effettivo il passaggio da un’ottica puramente e immediatamente punitiva ad una visione basata sul primario obiettivo di riparare il danno causato. Del resto, tra i fini essenziali che una comunità deve proporsi è quella di offrire alle persone gli strumenti per co-costruire attivamente la dimensione della comunità, percependosi in grado di gestire la propria vita e gli eventi che si verificano.  E  c’è un grande esempio a farci da guida, da chi afferma che <..Siamo attratti a donare ciò che si è, per ricevere più di ciò che si ha>”.

E davvero  le parole di Papa Francesco suonano il miglior incoraggiamento per un lavoro così prezioso.

*

News Reporter