Giornata mondiale per l’aborto sicuro: 40 anni della legge 194

Il 28 settembre è la giornata internazionale dell’aborto sicuro. Il giorno fu celebrato per la prima volta come giornata di azione per la depenalizzazione dell’aborto in America Latina e i Caraibi nel 1990 da parte della Campaña 28 Septiembre. Nel 2011, il Women’s Global Network for Reproductive Rights (WGNRR, Rete mondiale delle donne per i diritti riproduttivi) dichiarò il 28 settembre come giornata internazionale.

Ma che approccio c’è in Italia al tema  dopo 40 dalla legge 194?

Negli ultimi anni il trend del ricorso all’aborto è nettamente calato. Lo confermano i dati riportati nella Relazione del Ministero della Salute del 2017 sulla attuazione della Legge 194.

Nel 2016 il numero di interruzioni di gravidanza volontarie è stato pari a 84.926. Per il terzo anno di seguito il numero totale è stato inferiore a 100.000, più che dimezzato rispetto ai 234.801 del 1982, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia.

Secondo la relazione del Ministero, in Italia solo il 15 per cento delle IVG avviene con la RU486.

Se si prendono in considerazione le sole cittadine di nazionalità italiana, per la prima volta il valore scende al di sotto di 60mila. Dal 1982 a oggi la riduzione è stata del 74.7 per cento, passando da 234.801 aborti ai 59.423 del 2016.

Il tasso di abortività (numero di interruzioni di gravidanza per 1000 donne tra 15 e 49 anni), che rappresenta l’indicatore più accurato sul fenomeno, è stato 6.5 per 1000 nel 2016, rispetto a 6.6 nel 2015, con una riduzione dell’1.7 per cento. Il dato italiano rimane tra i valori più bassi a livello internazionale.

Ma le donne in Italia hanno pieno accesso alla IVG?

Dai dati sull’obiezione di coscienza sembrerebbe proprio di no.Il numero dei ginecologi obiettori è passato dal 58.7 per cento del 2005, al 70.9 per cento del 2016, con un graduale ma costante aumento negli anni.

Un aumento si è registrato anche tra gli anestesisti obiettori: più 1,3 per cento, passando dal 47,5 al 48,8 per cento. Nelle Regioni del Sud ci sono picchi di obiettori di coscienza che sfiorano il 90%, a volte persino superandolo come accade in Molise, in cui si arriva fino al 96,6%.

Per tali motivi l’11 aprile 2016, il Comitato europeo dei diritti sociali, un organismo del Consiglio d’Europa, ha condannato l’Italia per aver violato il diritto alla salute delle donne che vogliono abortire, riconoscendo che esse incontrano “notevoli difficoltà” nell’accesso ai servizi d’interruzione di gravidanza, anche per l’alto numero di medici obiettori di coscienza.
Ma qualcosa si muove almeno a livello regionale: è il caso del bando di concorso bandito per medici non obiettori all’ospedale San Camillo di Roma tra il 2015 e il 2016.
È la prima volta che un concorso viene destinato unicamente al servizio di interruzione volontaria di gravidanza e tra qualche giorno i due medici entreranno in funzione. I vincitori, spiega l’articolo 12 del bando, “verranno assegnati al settore del Day Hospital e Surgery per l’applicazione della legge 194 – ha detto ancora Zingaretti -. Proprio perché abbiamo messo e stiamo mettendo a posto la sanità abbiamo aperto il capitolo degli investimenti sui consultori, una struttura socio-sanitaria che nei tempi del commissariamento era stata marginalizzata, quindi c’è una strategia di investimenti che tra pochi giorni presenteremo, con nuove assunzioni, investimenti per le ristrutturazioni, politiche di prevenzioni“
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