Quanto è lontano l’entusiasmo dei giorni della SUMUD Flottilla dalla realtà italiana? Domanda lecita, con elezioni regionali in rapida successione e astensionismo ai massimi storici
Dal summit di Sharm el Sheik per la tregua su Gaza, corre il film della storia. La restituzione da Hamas di corpi di ostaggi forse introvabili, gli equilibrismi diplomatici della diplomazia americana fra Netanyahu e Putin, fino all’Ucraina di Zelensky e le vie difficoltose di una debole Europa. Ha ancora qualche senso ricordarci della SUMUD Flotilla?
Appena un mese fa gli occhi del mondo erano sulle barche a vela in rotta verso il mare di Gaza e sulle moltitudini di gente in affiancamento permanente in piazze e strade di tutt’Europa. Quelle giornate, quelle vele provano tutt’oggi che oltre le bombe e perfino i genocidi esiste una Umanità che persevera, oltre l’inazione degli Stati nazionali, nella difesa dei valori più alti. L’azione degli equipaggi di oltre 40 paesi hanno dato vita a un’azione diversa dalle precedenti, non solo dimostrativa ma segno di una totale assunzione di responsabilità da parte della gente. Una scelta diretta del Popolo, senza intermediazione di sigle o comitati; concreta come mai altre, nel gesto di trasportare pane e medicine a chi ne è stato privato fino all’estinzione fisica di oltre 60.000 civili palestinesi (di cui 20.000 bambini – ndr).
LO SHOCK FLOTILLA
Si, ha ancora un senso ricordarci delle vele di Flotilla, che sono tutt’oggi shock benefico per noi europei, “costretti” a scoprire che l’Europa non è affatto Unione, incapace di sintesi e scelte profonde fra gli stati membri (la foto immancabile di Sharm racconterà ai posteri dell’unica bandiera che non c’era, quella di una Commissione UE mai citata e mai comparsa al tavolo delle trattive per l’accordo).

Le barche della SUMUD Flotilla dirette alle coste di Gaza
Ha ancora senso l’epopea Flotilla, a fare luce impietosa sul popolo italiano, generoso come nessun altro a esprimere pro Gaza un plebiscito senza precedenti, ma statico e indolente sul piano interno. Nella tornata delle elezioni regionali, proprio nel momento delle scelte che contano per il futuro più vicino ai territori, l’Italia appena ‘sbarcata’ sulla terraferma è tornata ad essere il paese di sempre e ancora una volta l’inequivocabile volontà popolare ha confermato un irrefrenabile calo di partecipazione al voto (Toscana 51%, Marche 50%, Calabria 43%) rispetto anche solo al 2020.
Le regionali del 1995 registravano (su base nazionale) la percentuale di quasi l’85% di votanti mentre quelle del 2020, già ‘crollate’ al 60% alle urne, giganteggiano rispetto al 42% di presenze del 2023. E il trend di sfiduciati si annuncia confermato nell’imminenza tornata per Campania e Puglia. La Politica non viene più riconosciuta come unico strumento democratico per rispondere ai bisogni delle persone, ma additare la crisi dei partiti a responsabile dello scollamento è soluzione che non soddisfa, anzi suggerisce tutt’altra riflessione.
L’ITALIA DEL “NON M’IMPEGNO”
Informa l’Istat che meno di una persona su due si informa sull’andamento della politica almeno una volta a settimana e che, di pari passo, la politica scompare anche quale argomento di discussione fra i cittadini. E’ l’immagine dell’opinione pubblica italiana che rinuncia, sui propri destini, a fare massa critica e rendersi protagonista dell’impegno democratico garantitole dalla costituzione. Al contrario, da troppo tempo la comunità nazionale ha preso a muoversi per appartenenza, si affida a divisioni da stadio, parteggia per slogan e va per semplificazioni, incapace di riflessione nel merito, se si vuole, anche di ‘studio’ e voglia di informazione più curata. I dati dei sondaggi sono, del resto, di stabile tenuta dello status quo, anche se crescono i numeri di povertà assoluta e denatalità.
La rinuncia a partecipare, qualunque ne sia la radice, se sfiducia o scadimento cuturale, non esonera da responsabilità per il futuro e tanto vale ricordarsene al più presto. La scelta di esserci, e muovere un passo in prima persona, viene davvero al primo posto, per ogni tempo e ogni generazione: prima di ogni disinformazione via social, prima di slogan violenti ai cortei d’ogni colore. O degli spareggi per un posto ai mondiali di calcio.