Piccola Trilogia di Natale III – SOLIDALI E CIVILI

Nei giorni del Natale 2018, nell’imminenza del fatidico nuovo anno, non c’è da illudersi che il mondo cessi di   spaccarsi,   nella contrapposizione  costante di   società diverse e fin troppo lontane. Gli Uomini, anche quelli del terzo millennio, non perdono l’uso di dividersi e riconoscersi solo  fra ricchi e poveri, sazi e affamati. I primi, a discettare delle loro certezze  fino a temere   di perderle: il loro Paese sovrano?…il benessere del focolare?…il lavoro e perfino la salute? e tutto questo mondo di paure, a causa dei secondi:…immigrati? …clandestini?…abusivi?

Fra tante certezze proclamate da più parti sui temi dell’immigrazione o della stessa povertà di casa nostra, capiterà pure a qualcuno  (a me, spesso) attraversare con disagio l’ingresso di un qualunque supermercato e vederlo presidiato  da almeno una persona   che ti  ‘aspetta’, pronta a tendere la mano  per quando ne uscirai; colmo, fin troppo,  il tuo carrello di ogni ben di dio. La società opulenta dell’Occidente in crisi vive il disagio sociale degli Altri del globo con una rigidità che non si cura di appianare differenze o colmare lacune, piuttosto scegliendo di alzare muri e irrigidire la politica contro ogni praticabile via di accoglienza e condivisione di  valori.

La problematica invasione che ha preso a rovesciarsi dal sud del  mondo nella civilissima Europa del benessere, o dal Messico all’inarrivabile America trumpista, è il tema centrale del nostro tempo, a dispetto di scelte di breve respiro che a livello centrale sembrano negare perfino l’esistenza delle guerre da noi più lontane e inosservate, o la fame e le carestie, fino agli scenari di terrore che continuano a insanguinare   mezza Europa. Aree crescenti del mondo occidentale sembrano votarsi a chiusure intransigenti  e sottovalutare pericolosamente   uno scenario globale  meritevole di ben altra riflessione.

E, francamente, che senso avrebbe il nosro progredire di comunità civile  senza il confronto quotidiano con la solidarietà?  A che varrebbe tanta parte di crescita economica ed evoluzione sociale e culturale, se aprire alla povertà, favorire l’accoglienza, riconoscere dignità alle masse spinte dal bisogno, finosce col divenire un lusso insostenibile e una scelta impraticabile? Ha un senso distinguere fra i bisogni dei richiedenti asilo e ripartirli per categorie? Chi merita accoglienza fra un profugo di guerra e un migrante che aspira al progresso economico? E, ancora, quanti saranno, in media, gli opportunisti e i ‘furbi’ a bordo di una nave ONG?

Davvero non mi   rassicura l’esistenza di un muro di confine, o l’efficacia di un respingimento di giorni e settimane in mezzo al Mediterraneo. Piutosto il futuro sia  di tutti, perché è a tutti che appartiene.

aerre

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