Piccola Trilogia di Natale II – Dàcci oggi Lavoro quotidiano

C’era una volta una regione come il Lazio  che deteneva  il primato nazionale dell’industria chimico-farmaceutica. Era la volta in cui quel polo di eccellenze di impresa e ricerca forniva  il maggior numero di posti di lavoro a livello nazionale.

La piccola Trilogia di Natale  non poteva non ricordarsi del Lavoro e non a caso decidiamo di  farlo affidandoci alla forza dei numeri, qui molto più efficaci (e impressionanti) delle parole. La scelta, fra tanti esempi analoghi che avremmo potuto cogliere in giro per tutt’Italia, è caduta sul caso Corden Pharma, Sermoneta Scalo,  provincia di Latina.

Partiamo dai dati di Farmindustria 2015 e apriamo un ‘amarcord’ troppo crudele e amaro per il clima natalizio dei nostri giorni. Appena tre anni dopo, appare incredibile quanto si scriveva all’epoca, a rileggerlo anche  solo da normali osservatori, anche fuori dall’ambito  di chi quella realtà la sta vivendo con l’incubo del futuro, dopo averne accompagnato i palpiti, contribuito alla crescita, assaporato con orgoglio i meriti per dar vita ad un’autentica risorsa nazionale, la ex-Bristol Myers Squibb  vera protagonista di un’esplosione di benessere e solidità economica per un’intera regione.

Appena tre anni or sono, sulle   pagine dei quotidiani coglievi cronache simili provenienti da vasta parte del nostro Paese,   entusiastiche voci dai titoli unanimi: “…se si dà un’occhiata ai dati divulgati qualche mese fa da Farmindustria ci si accorge come tale legame sia ben solido e radicato: nel territorio pontino gli occupati nel settore farmaceutico sono circa 5000, cifra che, dal 1960 in cui gli occupati erano 300, è lievitata esponenzialmente ...”.

E via il   paragone con Roma, l’unica realtà italiana in grado di reggere il passo con la provincia pontina,  ma  con ben 20 volte il numero di abitanti, registrando  8000 lavoratori nello stesso settore. C’era una volta la Chimica a Latina,    l’industria  con più occupati (20% del totale), la maggiore quota per  laureati (54%) e apprendevamo che  rispetto al totale delle esportazioni dell’industria manifatturiera pontina, la farmaceutica valeva il 76%!

Latina, tre anni or sono, era  il terzo polo farmaceutico italiano dopo Milano e Roma.

Se abbiamo scelto di parlare del caso Corden Pharma piuttosto che di Melegatti o Pernigotti, o della perdita di altre centinaia di posti di lavoro in Italia, dall’indotto  metalmeccanico o del tessile,  è per chiederci – qui ed ora – cosa possa significare, per quei lavoratori in prolungato timore di licenziamento,    ‘accontentarsi’ di seguire l’evolvere della loro trattativa ‘in salita’, in attesa di una ‘fumata bianca’ che possa scaturire   dalle prossime imminenti trattative  ai ‘tavoli’ che si aprono al MISE, piuttosto che già in Regione o Prefettura.
Se non sia legittimo, in piena ‘lotta’ per mantenere in vita la speranza di scongiurare gli annunciati licenziamenti, reclamare anche   una risposta alla domanda delle domande, su quando sia iniziato tutto questo e, insomma, come sia stato possibile un tale declino e così rapido, se non irreversibile.

Ancora i numeri, ad amareggiare questo andare a ritroso:  per la Chimica, eccellenza italiana in un settore chiave per l’economia del Paese, l’Unione Europea dal 2014 al 2020 ha scelto eccome di incentivare e promuovere il settore, primo fra tutti con il programma Horizon 2020 e il suo stanziamento di   78,6 miliardi per la ricerca.

Piccola Trilogia di Natale II - Dàcci oggi Lavoro quotidiano 2Oggi questi numeri, proprio perché tali, non consentono troppa consolazione e rendono ancora più cruda e stridente la realtà. Questa parla – è vero – di crisi innegabile del settore per ragioni di ordine più generale e diffuso a livello nazionale, vuoi di adeguamento tecnologico-ambientale (come nel brindisino con l’epopea Montedison) o di piani di investimento inadeguati (è il caso piemontese del  colosso Mossi & Ghisolfi di Tortona e Crescentino), ma più probabilmente nel pontino reclama soprattutto fare i conti con un management che  negli anni deve aver perso il controllo del vapore, affidandosi a logiche spesso incomprensibili e oggi francamente non spiegabili ai più.

Per cercare risposte a tutto questo dovranno, certo,  trovarsi altri momenti e fare appello alla massima lucidità che metta da parte l’amarezza. Ora, per i lavoratori del pontino, è soprattutto il tempo dell’attesa,  imposta dalle cifre pesanti  dei “tagli” annunciati; è tempo di sorvegliare e vedere almeno rispettate le procedure, osservate le scelte  delle forze sindacali che operano sul campo, auspicandone lo spirito più coeso e unitario possibile, a pieno supporto  dei  lavoratori che nelle stesse ore di questo Natale 2018  presidiano lo stabilimento di Sermoneta Scalo e alimentano strenuamente la speranza di recupero di una  situazione delicatissima.

Così si esprimono le rappresentanti sindacali Stefania Palma, Giovanna Marchetti, Elisa Bandini, componenti di un solido coordinamento (anche significativamente al femminile!), in questi giorni a condividere solidarietà  con i colleghi davanti ai cancelli della “loro” azienda: “…Il nostro più grande dispiacere è vedere un’azienda che ha sempre dato tanta serenità e promesso un futuro ai suoi dipendenti mentre in questo momento c’è invece   tanta incertezza, sia per le persone che saranno costrette ad andare via e sia per chi rimane; a livello salariale ma anche di prospettive generali, per quello che ci sarà in questo stabilimento. Stiamo cercando comunque in tutti i modi di assicurare un futuro nel modo migliore sia a chi dovrà andar via che a chi resterà”.

La realtà di Corden Pharma vale tante altre  sparse nelle province  italiane: per tante persone, famiglie intere, comunità e territori, il senso dell’Attesa del Natale davvero si fa concreto attraverso queste cronache e certo la Speranza acquista valenza di impegno assoluto  quando al centro è posto il Lavoro, irrinunciabile pane quotidiano.

Gli auguri, anche dalle nostre pagine, si aggiungono e moltiplicano per quanti vivono il dramma. La pausa di queste brevi giornate di finale d’anno possa, contro ogni timore, segnare la più inaspettata rinascita: di speranza, di energia e perfino di progettualità. Regola d’oro non arrendersi mai, men che meno a Natale!

aerre

Condividi
News Reporter

LEDmagazine