Tutto come non previsto, tutto come non pensabile e invece quello che avresti detto un miracolo ad occhi aperti non solo s’è fatto realtà, ma s’è ripetuto a poche ore di distanza: il più inatteso dei fuori programma. Ci restano per sempre negli occhi e nel cuore le immagini di Federica Brignone che vince e rivince l’impossibile per scolpire nell’oro le sue discese in superG e slalom gigante. Olimpiadi tutte italiane che rischiava di non poter nemmeno sfiorare.
Dopo il traguardo di domenica 12 febbraio del superG delle Tofane, parevano esaurite le parole a celebrare lo storico oro, a 10 mesi esatti dalla caduta micidiale di aprile 2025. Ma Fede è stata più veloce anche di se stessa e s’è ripresentata, ancora la mattina di tre giorni dopo, a vincere senza pietà, né paura né incertezze pure lo slalom gigante. Segno che la storia dello sport, non solo dello sci alpino, aveva in serbo altra gloria per lei.

3 aprile 2025 – 12 febbraio 2026, eccoli i piloni inamovibili di un ponte sospeso fra l’abisso e il paradiso. Primo pilone fissato ai campionati assoluti all’Alpe Lusia. La caduta spezza tibia e perone della ‘tigre’ di Lasalle e lascia brividi che ancora scorrono sulla schiena, solo a sentire la descrizione dell’intervento a quella gamba sinistra operta dai chirurghi che di quelle medaglie sno i coautori. Nell’equipe del Prof. Andrea Panzeri, presidente Commissione medica della FISI, figura fra gli altri anche il prof. Riccardo Accetta: forza dei nomi e pure del destino, l’anno prima si era occupato del piede di Sofia Goggia. Con la concretezza di chi deve arrivare all’obiettivo, si parlava di “..un bel puzzle venuto bene” ma chissà, da aprile a due mesi dopo, come sarebbe apparso il quadro dei pezzi risistemati, fra capsula, legamento collaterale, menisco mediale …. Dubbi infiniti: cosa mai avrebbe potuto ottenere un nuovo intervento in artroscopia, comunque non prima dell’estate? Avrebbe confermato i legamenti tornati a posto? anche il collaterale interno? E quand’anche? Che ne sarebbe stato dell’atleta vincitrice della Coppa del Mondo generale 2025? Di questo ha vissuto il tragitto della grande paura, dieci mesi sul quel ponte sospeso tra buio pesto e sogno olimpico. Solo oggi, solo da pochi giorni la verità si è rivelata tutta intera agli occhi del mondo appassionato. Solo adesso che la paura è lontana, ci pare quasi averlo percepito da sempre: che non solo un’olimpiade, ma l’intera carriera della ‘tigre’ non avrebbe mai potuto chiudersi senza combattere. E infine avrebbe vinto su ogni male, contro il tempo che corre via e ogni dolore che t’accompagna ogni giorno.
La mamma di Federica è Maria Rosa Quario, la Ninna della grande valanga rosa, indimenticabile epopea sportiva degli anni 70 a fianco a quella azzurra di Thoeni e compagni. Nessuno meglio della mamma di Federica avrebbe potuto descriverla meglio, la tempesta che si nasconde nell’angoscia quotidiana dei momenti più neri. E che parla a ciascuno di noi, attraverso i grandi momenti dello sport: che sia il dolore di una gamba infortunata della più grande campionessa o quello che si affaccia in mille altre forme nella vita più anonima e silente di ciascuno.
Potremo, tutti noi che abbiamo assistito quasi increduli alla discesa del superG femminile di Milano Cortina 2026, dire a noi stessi “quel giorno (anzi due) io c’ero!”. E farcene vanto, come davanti a un premio insperato su cui tanto avevamo investito, forti della nostra passione per i grandi gesti, per le storie impossibili o le grandi, grandissime imprese che si nascondono nelle silenziose fatiche quotidiane.
Solo oggi conosciamo tutto il finale che inconsapevolmente nel libro “Due vite” (Minerva2026) di Maria Rosa Quario, sui quei 10 mesi che davvero ‘sconvolsero l’atleta’. A quelle pagine la grande Ninna Quario, mamma e atleta forte non meno della sua degna figliola, ha affidato un racconto di vita che arriva a ciascuno, come una parabola, una lectio magistralis o la più inappellabile delle sentenze. Perché a ciascuno, quando mai il momento chiama, sta la possibilità di spendere tutto e dimostrarsi campione.