Ultima chiamata dal Venezuela: storia di un Paese immensamente ricco distrutto da vent’anni di propaganda

Siamo agli inizi di un nuovo anno, il 2019, ma niente sembra essere cambiato per un importante Paese del sud America. Stiamo parlando del Venezuela, un Paese intero che da anni vive in guerra civile, in un continuo stato di emergenza, che ormai – visto il suo lungo perdurare – non può nemmeno più essere definito tale.

Di pochi giorni fa la notizia che L’assemblea Nazionale – organo controllato dall’opposizione – ha dichiarato illegittima la Presidenza di  Nicolas Maduro eppure egli proprio oggi 10 gennaio 2019 ha giurato di portare avanti questo nuovo mandato fino al 2025.

Naturale è chiedersi come può essere  Presidente in un Paese il cui massimo organo rappresentativo del popolo  ha dichiarato illegittima la sua rielezione.

In Venezuela però nulla è più “normale” o “ordinario”. Dal 2016 infatti tutte le decisioni adottate dal Parlamento sono nulle – poco più che carta straccia insomma –  a seguito di una esplicita dichiarazione della Corte Suprema.

Ma andiamo con ordine, perché ciò che ci interessa raccontare in questo breve reportage è la vita dei cittadini comuni, degli uomini e delle donne venezuelane che ogni giorno fanno i conti con un Paese letteralmente al collasso. Cosa mangiare? Come curarsi? Come istruirsi? Sono domande che dalla “nostra” parte di mondo non occorre porsi, e così decidiamo di raccontare cosa accade a chi ogni giorno invece, da circa quattro anni deve domandarselo.

Caracas, anno domini 2019, gennaio.

Siamo nella stagione secca, e a pensarci è una fortuna. No, le vacanze al mare non c’entrano, è che la vita di chi vive per strada è molto più semplice senza le incessanti piogge. Parliamo di milioni di persone che vivono senza alcun tipo di sostentamento, poiché adesso gli homeless non sono più gli “unici ultimi”.

Ultimi lo sono diventati un po’ tutti, e per capirlo partiamo dai dati.

Secondo il recente rapporto della FAO il Venezuela è il Paese latino americano che ha registrato il maggior numero di fame e malnutrizione nel biennio 2016 – 2018.

Uno studio condotto da Caritas Venezuela e che ha coinvolto tutte le sue sedi locali ha appurato che durante l’anno appena trascorso ha sofferto la fame l’86% della popolazione.

Questa indagine , che costituisce parte di un progetto più grande chiamato “Saman”, mira a comprendere il legame che esiste tra scarsità di cibo e condizioni di salute dei cittadini dopo che migliaia di bambini sotto i cinque anni sono morti per infarto. Infarto dovuto a malnutrizione gravissima, causa che solo da pochissimo tempo i medici ammettono nei loro referti.

Sono diverse le organizzazioni umanitarie che cercano di fronteggiare l’emergenza cibo che attanaglia il Paese, ma per struttura e ramificazione la Caritas della Chiesa Cattolica è la più attiva, occupandosi soprattutto dei soggetti più fragili:  bambini minori di cinque anni, donne incinte e anziani.

Numerose sono infatti le iniziative messe in campo  dalle parrocchie per aiutare la popolazione. Da circa un anno ad esempio ha preso piede la cosiddetta “pentola comunitaria”, un pasto la giorno offerto dalla parrocchia a chi è in estrema difficoltà.

Tuttavia rifornire le mense delle parrocchie per continuare a mantenere viva questa iniziativa non è facile nemmeno per i volontari e i membri del clero. La fornitura di alimenti infatti è non solo molto scarsa, ma ha dei costi proibitivi per la maggior parte dei venezuelani. Dal 2016 però tenacemente va avanti questa iniziativa, che è riuscita sicuramente a migliorare – anche se di poco – la situazione, salvando qualche bambino dalla totale malnutrizione.

Proprio per contrastare questa problema endemico il Governo ha fatto arrivare un “superalimento”, una barretta in genere che contiene un elevato numero di proteine e carboidrati in grado di sostituire i normali pasti e fungere da vero e proprio integratore.

Quando però né la pentola comunitaria, né il superalimento  riescono a supplire alle normali esigenze nutrizionali  subentra la malnutrizione grave, per cui sono necessarie cure e assistenze molto maggiori e specifiche. Questo tipo di assistenza, nonostante sia continuamente paventata dal governo sostanzialmente risulta assente, per cui i malati più gravi vengono abbandonati a loro stessi.

Il problema dell’alimentazione ovviamente ne crea degli altri, proprio come un effetto a catena. E’ il caso delle donne incinte ad esempio. Ad oggi una gravidanza in Venezuela rappresenta un problema serio, enorme, sia per chi la porta a termine sia per chi vorrebbe interromperla.

Una scarsa alimentazione della madre impedisce sia uno sviluppo corretto del feto, sia la produzione del latte materno: un circolo vizioso insomma.

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Se invece una donna decide di interrompere la gravidanza il problema diventa l’intervento: non ci sono medicinali, e l’assistenza sanitaria scarseggia perchè i medici e le infermiere stanno migrando in massa.

Le più fortunate in questi casi riescono – tramite intercessione delle organizzazioni umanitarie – ad ottenere medicinali e cibi speciali importati da tutto il mondo, ma ciò sempre tenendo tutto nascosto alle autorità. Parliamo in contrabbando vero e proprio insomma.

La scelta d’altra parte è questa: infrangere le leggi oppure morire di fame o malattia.

Uomini e donne infatti muoiono ogni giorno perché non vi sono medicinali. Chi ha un cancro oggi in Venezuela è spacciato, poiché nessun tipo di farmaco così costoso viene più acquistato dal servizio sanitario, né tantomeno è alla portata della gente comune.

I pazienti cronici come i malati di Aids, o i diabetici hanno la stessa sorte: le terapie non possono essere assicurate a nessuno, così patologie con le quali si può tranquillamente convivere divengono mortali.

D’altra parte anche recarsi in un qualsiasi ospedale del Paese diventa un’avventura. Più di una persona che abbiamo ascoltato li ha definiti “Campi di concentramento”.

Si arriva in questi edifici decadenti in cui manca praticamente di tutto, e a qualsiasi ora del giorno e della notte fuori vi rimangono accampate centinaia di persone. Si tratta dei parenti degli ammalati, che rimangono in attesa di essere chiamati, per poter si conoscere le condizioni dei propri cari, ma soprattutto per rispondere con prontezza alle richieste dei medici. Se ad un paziente occorrono garze, medicazioni o medicine l’onere ricade completamente sui familiari, che a qualsiasi ora del giorno, e spesso della notte debbono avventurarsi in città far west.

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Il lavoro degli operatori sanitari diviene ogni giorno più complesso, e porta con sé ricadute psicologiche dal peso enorme. Una giovane dottoressa si esprime così:” Ogni giorno che passa è una tortura. Devo scegliere tra chi vive e chi muore perchè le mie attenzioni, e soprattutto il materiale a mia disposizione non basta per tutti. Non si può chiedere ad un medico di decidere in questo modo sulla vita e sulla morte dei suoi pazienti”.

Naturale conseguenza di ciò è la massiccia immigrazione dei sanitari, che vanno ad esercitare la loro professione nei Paesi che li accolgono.

Anche le altre categorie di professionisti del resto stanno scomparendo, e ciò a causa anche degli stipendi “da fame”. Per farsi un’idea basti pensare all’ultima manovra governativa riguardante i salari dei lavoratori pubblici. A fine agosto lo stipendio medio era di 5 milioni di bolivar (per avere un’idea: 1 euro equivale a 911,80 bolivar), cifra con la quale si poteva acquistare poco più di un kg di riso.

A quel punto, visto lo scarsissimo potere d’acquisto Maduro ha pensato di innalzare i salari da 5 a 180 milioni di bolivar mensili. Risultato? I prezzi sono ovviamente saliti vertiginosamente, e l’inflazione è letteralmente esplosa. Unico “beneficio” è che ad oggi si riescono a comprare sette prodotti del paniere.

Questa politica economica spregiudicata e incosciente è il frutto di una classe dirigente che vive di corruzione. Il fenomeno è talmente diffuso che si è ormai radicato nella mentalità comune dei cittadini, non suscitando quasi più scalpore gli scandali quotidiani che la stampa  libera – o almeno quel che ne resta – mettono in luce.

Caso simbolo è quello delle cosiddette “scatole CLAP”. Queste famigerate scatole di creazione governativa contengono alimenti di base per combattere la fame dilagante. Ebbene come ha affermato il deputato di opposizione Carlos Paparoni nel 2017:”Al prezzo di mercato il pacco Clap in Messico costerebbe 12,44 dollari, il costo per l’importazione gestito dalla società Postar è di 22,22 dollari e poi viene venduto al governo a 42 dollari”. Ma vi è di più. Il titolare della Postar è in realtà null’altro che un prestanome del Presidente. Prodotti scaduti, venduti a prezzi gonfiati i cui introiti vanno direttamente nelle tasche del Presidente. Fatti gravissimi insomma.

Ma non è tutto. Per avere accesso a queste “agevolazioni”, e a quel minimo di assistenza governativa è necessario avere la “tessera della patria”, null’altro che una tessera di partito, un ulteriore mezzo per avere il controllo totale della vita dei cittadini.

Il diritto di voto è completamente distorto. Un obbligo ormai più che un diritto, dato che chi non si reca alle urne riceve puntualmente pochi giorni dopo la visita delle autorità.

In questo clima di terrore e di fame la scuola ed il mondo dell’istruzione sono completamente abbandonati. Le università si sono svuotate, prive di studenti, ma anche di impiegati, tanto che i rettori non sanno più come mantenere in piedi le strutture.

I giovani di tutte le età diventano quindi preda facile della criminalità: prostituzione, spaccio di droga, bande armate. Qualunque attività possa assicurare loro del cibo, e il minimo per la sopravvivenza loro e delle loro famiglie.

Ci sono poi coloro che se ne vanno, intere famiglie che la domenica dopo la Messa salutano la loo comunità e partono, spesso anche a piedi in cerca di un futuro migliore.

Si dirigono principalmente verso la Colombia, il Perù, l’Ecuador, ed è un vero esodo: si stima che due milioni di persone abbiano lasciato il Paese.

Abbiamo chiesto cosa abbia portato un paese come il Venezuela, ricco di risorse naturali ed un tempo meta dei nostri connazionali che cercavano fortuna.

20 anni di propaganda, 20 anni di annientamento delle coscienze hanno portato il Paese al cumulo di disperazione che è oggi. Risultati immagini per venezuela

Chi ha parlato con Led e ha fornito questa importante testimonianza ci tiene infine a ringraziare l’Associazione latinoamericana italiana che col suo contributo aiuta a salvare tante vite ogni giorno.

 

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LEDmagazine